Il PLI : un cane non adatto ai deboli di cuore!

SPAZIO CINOFILO

Angela La Rocca

23 aprile 2020

IL PLI

UN CANE NON ADATTO AI DEBOLI DI CUORE

Selezionato nella notte dei tempi per essere utile all’uomo attraverso la caccia in branco,  reso più piccolo e leggero nel fisico, per vezzo, ma non nelle performance, in quanto mantiene le stesse caratteristiche di razza dei suoi cugini più grandi, nell’attuale società urbana, questa antichissima razza ha perso, più di tutte le altre, lo spirito di dipendenza collaborativa, subendo un’eclatante perdita di ruolo che ha inevitabilmente ridotto o annientato la sua vera libertà di espressione. 

Il cane “figlio del vento”, capace di correre più velocemente di qualsiasi altra razza canina, cacciatore instancabile e crudele che insegue a vista le povere vittime, che non hanno scampo, e che una volta uccise, lascia lì per terra perché ha già avvistato un’altra vittima da rincorrere e vincere, è diventato un prigioniero nella casa, nel giardino e nelle aree condominiali  dei suoi detentori. 

Selezionato per secoli per avere un’ assoluta mancanza di possessività e aggressività intraspecifica, dotato di una naturale eleganza, conseguenza della sua proverbiale indipendenza ed di una perfetta indifferenza a qualsiasi comportamento legato alla sottomissione e al ridicolo, eccolo che passeggia inerme nelle nostre strade cittadine, trasognato ed atterrito dalla consapevolezza che pur volendo, non saprebbe più volare.

Appartenete al gruppo F.CI. dei levrieri si ritrova a condividere coccole e carezze come un comunissimo “cane da compagnia”, e se pur queste attenzioni non lo infastidiscono, è l’essere vissuto con forti derive di ordine antropomorfo che gli fanno perdere molte delle sue caratteristiche specifiche, relative ai suoi connotati etologici e alla sua memoria di razza.

Molti obietteranno le mie idee e quindi vorrei essere chiara: è giusto accontentare il proprio pli nella cura e nei parametri di un ambiente confortevole, lui stesso lo richiede: dorme solo nel posto più comodo della casa e ama tutto ciò che è morbido e caldo, e sicuramente nessuno dovrebbe mai privarlo di un certo calore affettivo, che la sua stessa natura dolce e sensibile ti obbliga prepotentemente a garantirgli a discapito degli altri pet della casa e finanche delle altre persone; io stessa, mio malgrado la volontà di essere imparziale e giusta, nutro un affetto più viscerale nei confronti della mia Pippi ( femmina di Pli di 5 anni) rispetto agli altri cani che ho e che ho avuto in passato; ma purtroppo, (documentata dalle fonti scritte dei post di Facebook degli amanti della razza, e da esperienze personali di quei cani che vedo in giro per la mia città e che sono venuti nel centro cinofilo dove collaboro), vi garantisco, che il nostro amatissimo cane viene privato di molti aspetti di opportunità di relazione con l’ambiente, con i conspecifici e di espressione dei suoi talenti naturali.

Essendo un cane molto docile, è per natura portato ad assecondare il suo umano e se da una parte, l’essere esposto ad un rapporto assiduo ed esclusivo appaga il suo desiderio sociale (altissimo), dall’altro si rischia di tenerlo in una relazione morbosa che fa perdere il suo ruolo di cane dandogli inevitabilmente stress di tipo adattativo e frustrazione per la negazione delle sua attitudini specifiche con conseguenti comportamenti di aggressività, problematiche di dipendenza affettiva, insicurezza, timore ingiustificato, ansia da separazione ed espressioni compensative di abbaio smisurato, orinazione frequente e incontrollata nell’ambiente domestico e distruzione della mobilia (rigorosamente di pelle e legno).

Il pli è a mio avviso uno dei cani meglio adattabile a contesti vita diversi, proprio per questo il rischio di approfittarsene è elevato: il più delle volte vi accompagna al ristorante, sui mezzi pubblici, in spiaggia, a fare shopping, per contro difficilmente accettate di accompagnarlo in una passeggiata nel bosco o a correre sulla spiaggia per reciprocare questa sua infinita pazienza.

La motivazione che, il più delle volte mi date, è quella di protezione;

Gli volete così bene, ma così bene che avete paura che si faccia male.

Lo considerate cioè come un’entità minore, sfortunata, solo da tutelare, incapace di difendersi e di mettere in atto comportamenti sani e compatibili con la sopravvivenza.

E’ veramente questa l’idea che avete del vostro cane?

Il pietismo porta ad una relazione incredibilmente sbilanciata , con eccessi di tutela, morbosità di rapporto, tendenza a considerare il cane come un bambino piccolo, mentre lui ( come tutti gli altri cani) vuole solo che voi strutturiate la vostra relazione sulla base di un’integrazione sociale di collaboratività e attività da svolgere insieme.

Il maltrattamento dei cani dei Galgheros e dei cani da pista d’altri Paesi , per fortuna non il Nostro, è eclatante, facilmente riconoscibile, attribuibile soprattutto all’uso del cane come strumento e violenza fisica. 

Il maltrattamento dei cani che non hanno mai la possibilità di esprimersi in termini della propria predisposizioni di razza, che in questo caso corrisponde alla corsa libera ed esplosiva, alla possibilità di allontanarsi da noi in passeggiata alla distanza dettata dalla loro  “distanza sociale”, alla possibilità di rincorrere una preda vera o finta, di svolgere attività sportiva che gli dia la parvenza di farlo, alla possibilità di esprimere la propria socialità con gli altri cani che incontrano e che scelgono di conoscere o di evitare, di giocare anche se sono più grandi e più pesanti, alla scoperta di odori nuovi in ambienti diversi: bosco, sottobosco, pineta, ruscelli, monti…

Anche questo è maltrattamento!

 Mascherato di amorevoli premure, ma pur sempre maltrattamento.

Evitate di proiettare il vostro ego sul cane: va bene riconoscere i caratteri comuni tra voi e loro come provare emozioni, il piacere nel gioco, il benessere nelle cure parentali ma non pretendete che il cane ragioni come voi, che abbia la stessa vostra visione della raltà, che comunichi nel vostro stesso modo, che sia interessato alle cose che vi piacciono, che abbia la medesima struttura sociale…

Non è vero che è felice quando passeggia per i mercatini , perché a lui basta stare con voi; non è vero che sta bene se davanti ad un bel prato non può corrervi liberamente, non è vero che gli altri cani sono solo un pericolo.

Lo diventano se lui non ha mai la possibilità di confrontarsi con loro, di sperimentare la sua forza e la sua velocità, di capire quando è il caso di insistere e quando è invece il caso di lasciar perdere, di non utilizzare la fuga con cani che hanno una forte componete predatoria, di imparare ad utilizzare l’astuzia e loro ne hanno in quantità. 

Voi dovete sorvegliare l’interazione e non limitarla, dovete diventare la loro base sicura cosicché se avranno dei problemi, e se ne avessero la necessità, torneranno da voi a chiedere aiuto.

La prima regola di un rapporto sano e duraturo è la conoscenza: studiate il vostro pli, capite come esprime le emozioni, assecondate i suoi bisogni specie specifici e legati alla razza, considerate il vostro cane un compagno di vita con il quale instaurare una relazione più reciprocata e meno asfittica, più aperta alle esperienze naturali e sociali

Siate più disponibili a dare al cane l’opportunità di incontrare i propri simili, costruite una relazione basata anche sulle attività da fare insieme e sulla collaborazione perché, benché si dica in giro che il piccolo levriero italiano sia difficilmente addestrabile vi ritroverete incredibilmente sorpresi nell’ammirare quanto impegno e dedizione mettono nelle attività che gli piacciono e che li soddisfano.

 Dategli la possibilità  di esprimere la sua  natura, non c’è niente di più bello che vedere il vostro “figlio del vento” correre: è una sensazione di libertà assoluta, e se si allontana verso l’orizzonte non abbiate paura, se avete costruito una sana e reciproca relazione affettiva, tornerà da voi; 

D’altronde questa razza non è adatta ai deboli di cuore!

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