L’ESPERIENZA DI UN’EMOZIONE

Uno stato d’animo sereno è condizione necessaria ed imprescindibile per insegnare un esercizio al cane.

Quando comunichiamo con il nostro cane, sia per invitarlo a compiere azioni abituali ( come invitarlo a mangiare, farsi mettere il guinzaglio, uscire o entrare da una una stanza etc…)sia durante gli esercizi di addestramento, utilizziamo dei “segnali”.

Segnali che diamo consapevolmente: segnali verbali e segnali gestuali, e segnali che diamo inconsapevolmente: gli odori che emettiamo.

Quando ci troviamo a sentire una determinata emozione, emettiamo delle molecole olfattive che sono specifiche di quel preciso stato d’animo: il nostro odore cambia quando siamo felici rispetto a quando abbiamo paura.

Le emozioni sono un linguaggio arcaico che il nostro essere interiore utilizza per comunicare a tutti i livelli corporei; coinvolge tutti i nostri sistemi ed apparati compresa la corteccia cerebrale che riconosce questi segnali e ne modifica il nostro assetto ormonale e i nostri equilibri chimici.

Il nostro cane (dove nostro non è inteso in senso di possesso ma piuttosto in senso di appartenenza, condizione necessaria che determina un rapporto intimo ed affettivo basato sulla fiducia e sull’empatia reciproca senza esperienze di conflittualità,) riesce proprio come il nostro corpo a sentire e riconoscere le nostre emozioni ed a tenerne conto.

Negli esseri viventi animali, quindi anche nell’uomo così come nel cane, le funzioni cognitive e le funzioni emozionali non sono distinte tra loro ma si intersecano a livello dei circuiti neuronali: se mentre il cane apprende un esercizio si diverte e sta bene e “letteralmente” sente che anche noi stiamo bene, traccia una memoria che lo spinge volerlo fare ancora e ancora. Questo è quello che vogliamo ottenere quando parliamo di motivazione. Motivare il cane a fare qualcosa è tracciare nella sua memoria un percorso sinaptico che porta alla gratificazione e al benessere.

Ma se durante l’apprendimento non facciamo attenzione al nostro stato d’animo e a quello del cane, potremmo fissare nella sua memoria un esercizio legato all’ansia e allo stress e finanche alla paura. Potremmo così non ottenere quello che vogliamo o addirittura la cosa contraria.

Mettiamo per esempio che mentre si sta insegnando al cane ad andare al guinzaglio e all’improvviso cadesse qualcosa che facesse rumore o che gli provocasse un dolore (molte

persone purtroppo ancora utilizzano strumenti e metodi coercitivi) a quel punto cosa accade della mente del cane?

Il cane si spaventa.

Lo spavento comporta con se un cambiamento fisiologico: cambia il suo battito cardiaco, la sua temperatura e la sua sudorazione: iperventila. Il corpo del cane subisce uno stress dovuto allo spavento, vengono attivati una serie di sistemi ormonali che prevedono in primo luogo la fuga.

Il cane scappa , si allontana dal pericolo da noi, proprio l’effetto opposto a quello che cercavamo di insegnargli: a starci vicino.

Tenente bene a mente che la paura è sovrana, perché ha il compito di salvare la vita, e questo è comune a tutti gli esseri viventi, e l’informazione a livello cerebrale della paura domina su tutte le altre!

Il circuito emozionale nel cane come nell’essere umano, risiede nel sistema limbico, ossia nella parte del nostro cervello pre-rettiliano.

Molto semplicemente, quando eravamo ancora dei rettili, ci muovevamo in due direzioni: vicino a qualcosa che ci faceva bene, o lontano da qualcosa che non ci faceva bene e questa capacità ce la portiamo ancora dietro, fortunatamente.

Tutte le memorie che stabiliamo nella nostra vita, sperimentando paura, siano esse affettive e/o cognitive, a livello nostro cervello ed in particolare nel sistema pre-rettiliano sono sentite come pericolose e le viviamo con allerta.

Inoltre il dolore che ha determinato un grosso spavento e che ha portato ad un forte stress a livello organico, non solo si fissa nella propria memoria , ma anche in quello della progenie e viene trasmesso epigeneticamente.

Lo stress della fattrice determina cuccioli vulnerabili.

A conclusione, il benessere psichico diventa una condizione indispensabile durante l’addestramento del cane in modo che tutte le sue funzioni cognitive siano libere di accogliere le informazioni che gli stiamo dando e fissarle come memorie positive e utili e sicuramente da ripetere.

Se infliggiamo dolore, sofferenza e paura attiveremo nel cane, a livello inconscio, un alert che avrà come conseguenza meno attenzione e quindi tempi di apprendimento più lunghi; a livello centrale il cervello metterà meno risorse a disposizione per imparare quell’esercizio e traccerà delle memorie che, una volta che il cane le avrà apprese, porteranno a farglielo eseguire sempre con uno stato d’animo legato all’ansia e all’angoscia.

Per concludere il benessere sia del cane che del proprietario, e l’attenzione ai loro stati d’animo ed emozionali diventano un criterio fondamentale per iniziare un percorso di addestramento e noi addestratori dobbiamo tenerne conto.

Angela La Rocca

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