Il PLI : un cane non adatto ai deboli di cuore!

SPAZIO CINOFILO

Angela La Rocca

23 aprile 2020

IL PLI

UN CANE NON ADATTO AI DEBOLI DI CUORE

Selezionato nella notte dei tempi per essere utile all’uomo attraverso la caccia in branco,  reso più piccolo e leggero nel fisico, per vezzo, ma non nelle performance, in quanto mantiene le stesse caratteristiche di razza dei suoi cugini più grandi, nell’attuale società urbana, questa antichissima razza ha perso, più di tutte le altre, lo spirito di dipendenza collaborativa, subendo un’eclatante perdita di ruolo che ha inevitabilmente ridotto o annientato la sua vera libertà di espressione. 

Il cane “figlio del vento”, capace di correre più velocemente di qualsiasi altra razza canina, cacciatore instancabile e crudele che insegue a vista le povere vittime, che non hanno scampo, e che una volta uccise, lascia lì per terra perché ha già avvistato un’altra vittima da rincorrere e vincere, è diventato un prigioniero nella casa, nel giardino e nelle aree condominiali  dei suoi detentori. 

Selezionato per secoli per avere un’ assoluta mancanza di possessività e aggressività intraspecifica, dotato di una naturale eleganza, conseguenza della sua proverbiale indipendenza ed di una perfetta indifferenza a qualsiasi comportamento legato alla sottomissione e al ridicolo, eccolo che passeggia inerme nelle nostre strade cittadine, trasognato ed atterrito dalla consapevolezza che pur volendo, non saprebbe più volare.

Appartenete al gruppo F.CI. dei levrieri si ritrova a condividere coccole e carezze come un comunissimo “cane da compagnia”, e se pur queste attenzioni non lo infastidiscono, è l’essere vissuto con forti derive di ordine antropomorfo che gli fanno perdere molte delle sue caratteristiche specifiche, relative ai suoi connotati etologici e alla sua memoria di razza.

Molti obietteranno le mie idee e quindi vorrei essere chiara: è giusto accontentare il proprio pli nella cura e nei parametri di un ambiente confortevole, lui stesso lo richiede: dorme solo nel posto più comodo della casa e ama tutto ciò che è morbido e caldo, e sicuramente nessuno dovrebbe mai privarlo di un certo calore affettivo, che la sua stessa natura dolce e sensibile ti obbliga prepotentemente a garantirgli a discapito degli altri pet della casa e finanche delle altre persone; io stessa, mio malgrado la volontà di essere imparziale e giusta, nutro un affetto più viscerale nei confronti della mia Pippi ( femmina di Pli di 5 anni) rispetto agli altri cani che ho e che ho avuto in passato; ma purtroppo, (documentata dalle fonti scritte dei post di Facebook degli amanti della razza, e da esperienze personali di quei cani che vedo in giro per la mia città e che sono venuti nel centro cinofilo dove collaboro), vi garantisco, che il nostro amatissimo cane viene privato di molti aspetti di opportunità di relazione con l’ambiente, con i conspecifici e di espressione dei suoi talenti naturali.

Essendo un cane molto docile, è per natura portato ad assecondare il suo umano e se da una parte, l’essere esposto ad un rapporto assiduo ed esclusivo appaga il suo desiderio sociale (altissimo), dall’altro si rischia di tenerlo in una relazione morbosa che fa perdere il suo ruolo di cane dandogli inevitabilmente stress di tipo adattativo e frustrazione per la negazione delle sua attitudini specifiche con conseguenti comportamenti di aggressività, problematiche di dipendenza affettiva, insicurezza, timore ingiustificato, ansia da separazione ed espressioni compensative di abbaio smisurato, orinazione frequente e incontrollata nell’ambiente domestico e distruzione della mobilia (rigorosamente di pelle e legno).

Il pli è a mio avviso uno dei cani meglio adattabile a contesti vita diversi, proprio per questo il rischio di approfittarsene è elevato: il più delle volte vi accompagna al ristorante, sui mezzi pubblici, in spiaggia, a fare shopping, per contro difficilmente accettate di accompagnarlo in una passeggiata nel bosco o a correre sulla spiaggia per reciprocare questa sua infinita pazienza.

La motivazione che, il più delle volte mi date, è quella di protezione;

Gli volete così bene, ma così bene che avete paura che si faccia male.

Lo considerate cioè come un’entità minore, sfortunata, solo da tutelare, incapace di difendersi e di mettere in atto comportamenti sani e compatibili con la sopravvivenza.

E’ veramente questa l’idea che avete del vostro cane?

Il pietismo porta ad una relazione incredibilmente sbilanciata , con eccessi di tutela, morbosità di rapporto, tendenza a considerare il cane come un bambino piccolo, mentre lui ( come tutti gli altri cani) vuole solo che voi strutturiate la vostra relazione sulla base di un’integrazione sociale di collaboratività e attività da svolgere insieme.

Il maltrattamento dei cani dei Galgheros e dei cani da pista d’altri Paesi , per fortuna non il Nostro, è eclatante, facilmente riconoscibile, attribuibile soprattutto all’uso del cane come strumento e violenza fisica. 

Il maltrattamento dei cani che non hanno mai la possibilità di esprimersi in termini della propria predisposizioni di razza, che in questo caso corrisponde alla corsa libera ed esplosiva, alla possibilità di allontanarsi da noi in passeggiata alla distanza dettata dalla loro  “distanza sociale”, alla possibilità di rincorrere una preda vera o finta, di svolgere attività sportiva che gli dia la parvenza di farlo, alla possibilità di esprimere la propria socialità con gli altri cani che incontrano e che scelgono di conoscere o di evitare, di giocare anche se sono più grandi e più pesanti, alla scoperta di odori nuovi in ambienti diversi: bosco, sottobosco, pineta, ruscelli, monti…

Anche questo è maltrattamento!

 Mascherato di amorevoli premure, ma pur sempre maltrattamento.

Evitate di proiettare il vostro ego sul cane: va bene riconoscere i caratteri comuni tra voi e loro come provare emozioni, il piacere nel gioco, il benessere nelle cure parentali ma non pretendete che il cane ragioni come voi, che abbia la stessa vostra visione della raltà, che comunichi nel vostro stesso modo, che sia interessato alle cose che vi piacciono, che abbia la medesima struttura sociale…

Non è vero che è felice quando passeggia per i mercatini , perché a lui basta stare con voi; non è vero che sta bene se davanti ad un bel prato non può corrervi liberamente, non è vero che gli altri cani sono solo un pericolo.

Lo diventano se lui non ha mai la possibilità di confrontarsi con loro, di sperimentare la sua forza e la sua velocità, di capire quando è il caso di insistere e quando è invece il caso di lasciar perdere, di non utilizzare la fuga con cani che hanno una forte componete predatoria, di imparare ad utilizzare l’astuzia e loro ne hanno in quantità. 

Voi dovete sorvegliare l’interazione e non limitarla, dovete diventare la loro base sicura cosicché se avranno dei problemi, e se ne avessero la necessità, torneranno da voi a chiedere aiuto.

La prima regola di un rapporto sano e duraturo è la conoscenza: studiate il vostro pli, capite come esprime le emozioni, assecondate i suoi bisogni specie specifici e legati alla razza, considerate il vostro cane un compagno di vita con il quale instaurare una relazione più reciprocata e meno asfittica, più aperta alle esperienze naturali e sociali

Siate più disponibili a dare al cane l’opportunità di incontrare i propri simili, costruite una relazione basata anche sulle attività da fare insieme e sulla collaborazione perché, benché si dica in giro che il piccolo levriero italiano sia difficilmente addestrabile vi ritroverete incredibilmente sorpresi nell’ammirare quanto impegno e dedizione mettono nelle attività che gli piacciono e che li soddisfano.

 Dategli la possibilità  di esprimere la sua  natura, non c’è niente di più bello che vedere il vostro “figlio del vento” correre: è una sensazione di libertà assoluta, e se si allontana verso l’orizzonte non abbiate paura, se avete costruito una sana e reciproca relazione affettiva, tornerà da voi; 

D’altronde questa razza non è adatta ai deboli di cuore!

L’ESPERIENZA DI UN’EMOZIONE

Uno stato d’animo sereno è condizione necessaria ed imprescindibile per insegnare un esercizio al cane.

Quando comunichiamo con il nostro cane, sia per invitarlo a compiere azioni abituali ( come invitarlo a mangiare, farsi mettere il guinzaglio, uscire o entrare da una una stanza etc…)sia durante gli esercizi di addestramento, utilizziamo dei “segnali”.

Segnali che diamo consapevolmente: segnali verbali e segnali gestuali, e segnali che diamo inconsapevolmente: gli odori che emettiamo.

Quando ci troviamo a sentire una determinata emozione, emettiamo delle molecole olfattive che sono specifiche di quel preciso stato d’animo: il nostro odore cambia quando siamo felici rispetto a quando abbiamo paura.

Le emozioni sono un linguaggio arcaico che il nostro essere interiore utilizza per comunicare a tutti i livelli corporei; coinvolge tutti i nostri sistemi ed apparati compresa la corteccia cerebrale che riconosce questi segnali e ne modifica il nostro assetto ormonale e i nostri equilibri chimici.

Il nostro cane (dove nostro non è inteso in senso di possesso ma piuttosto in senso di appartenenza, condizione necessaria che determina un rapporto intimo ed affettivo basato sulla fiducia e sull’empatia reciproca senza esperienze di conflittualità,) riesce proprio come il nostro corpo a sentire e riconoscere le nostre emozioni ed a tenerne conto.

Negli esseri viventi animali, quindi anche nell’uomo così come nel cane, le funzioni cognitive e le funzioni emozionali non sono distinte tra loro ma si intersecano a livello dei circuiti neuronali: se mentre il cane apprende un esercizio si diverte e sta bene e “letteralmente” sente che anche noi stiamo bene, traccia una memoria che lo spinge volerlo fare ancora e ancora. Questo è quello che vogliamo ottenere quando parliamo di motivazione. Motivare il cane a fare qualcosa è tracciare nella sua memoria un percorso sinaptico che porta alla gratificazione e al benessere.

Ma se durante l’apprendimento non facciamo attenzione al nostro stato d’animo e a quello del cane, potremmo fissare nella sua memoria un esercizio legato all’ansia e allo stress e finanche alla paura. Potremmo così non ottenere quello che vogliamo o addirittura la cosa contraria.

Mettiamo per esempio che mentre si sta insegnando al cane ad andare al guinzaglio e all’improvviso cadesse qualcosa che facesse rumore o che gli provocasse un dolore (molte

persone purtroppo ancora utilizzano strumenti e metodi coercitivi) a quel punto cosa accade della mente del cane?

Il cane si spaventa.

Lo spavento comporta con se un cambiamento fisiologico: cambia il suo battito cardiaco, la sua temperatura e la sua sudorazione: iperventila. Il corpo del cane subisce uno stress dovuto allo spavento, vengono attivati una serie di sistemi ormonali che prevedono in primo luogo la fuga.

Il cane scappa , si allontana dal pericolo da noi, proprio l’effetto opposto a quello che cercavamo di insegnargli: a starci vicino.

Tenente bene a mente che la paura è sovrana, perché ha il compito di salvare la vita, e questo è comune a tutti gli esseri viventi, e l’informazione a livello cerebrale della paura domina su tutte le altre!

Il circuito emozionale nel cane come nell’essere umano, risiede nel sistema limbico, ossia nella parte del nostro cervello pre-rettiliano.

Molto semplicemente, quando eravamo ancora dei rettili, ci muovevamo in due direzioni: vicino a qualcosa che ci faceva bene, o lontano da qualcosa che non ci faceva bene e questa capacità ce la portiamo ancora dietro, fortunatamente.

Tutte le memorie che stabiliamo nella nostra vita, sperimentando paura, siano esse affettive e/o cognitive, a livello nostro cervello ed in particolare nel sistema pre-rettiliano sono sentite come pericolose e le viviamo con allerta.

Inoltre il dolore che ha determinato un grosso spavento e che ha portato ad un forte stress a livello organico, non solo si fissa nella propria memoria , ma anche in quello della progenie e viene trasmesso epigeneticamente.

Lo stress della fattrice determina cuccioli vulnerabili.

A conclusione, il benessere psichico diventa una condizione indispensabile durante l’addestramento del cane in modo che tutte le sue funzioni cognitive siano libere di accogliere le informazioni che gli stiamo dando e fissarle come memorie positive e utili e sicuramente da ripetere.

Se infliggiamo dolore, sofferenza e paura attiveremo nel cane, a livello inconscio, un alert che avrà come conseguenza meno attenzione e quindi tempi di apprendimento più lunghi; a livello centrale il cervello metterà meno risorse a disposizione per imparare quell’esercizio e traccerà delle memorie che, una volta che il cane le avrà apprese, porteranno a farglielo eseguire sempre con uno stato d’animo legato all’ansia e all’angoscia.

Per concludere il benessere sia del cane che del proprietario, e l’attenzione ai loro stati d’animo ed emozionali diventano un criterio fondamentale per iniziare un percorso di addestramento e noi addestratori dobbiamo tenerne conto.

Angela La Rocca

ESSERE CUCCIOLO AI TEMPI DEL COVID19

 GESTIRE UN CUCCIOLO DURANTE IL PERIODO DI QUARANTENA.

Non sono giorni semplici, né per noi né per i nostri cani.

Se poi abbiamo un cucciolo di pochi mesi la situazione si complica!

E’ risaputo che i cuccioli sono impegnativi e che hanno bisogno di tempo e attenzioni e se di tempo in questo periodo ne abbiamo in abbondanza, non è possibile, a causa delle restrizioni, fargli fare TUTTE LE NUMEROSE  esperienze,  di cui avrebbero bisogno.

Inoltre la nostra presenza costante in casa e tutte le attenzioni, che gli dedichiamo, siamo sicuri che danno effetti solo positivi per il cucciolo?

Cominciamo nel valutare la “normale” gestione.

Generalmente i primi giorni dopo l’arrivo di un cucciolo sono un misto di emozioni: all’inizio, naturalmente siamo eccitati per la nuova presenza e pieni di entusiasmo ed aspettative, ma poi col passare dei giorni siamo per lo più spaventati e affranti perché niente è come lo avevamo immaginato.

La nuova cuccia imbottita potrebbe essere stata distrutta dopo qualche ora, potrebbe non mangiare la pappa che gli avete comprato, sicuramente semina pipì per tutta la casa e fuori al guinzaglio potrebbe tirare, o sedersi e rifiutarsi di muoversi oppure , alternare entrambe le cose inoltre durante la notte potrebbe piangere disperato…

Queste sono alcune delle situazioni che potrebbero presentarsi, ed è difficile  cercare di descrivere i numerosi scenari che si potrebbero presentare, ma il consiglio migliore, che mi sento di darvi, è NON CERCATE DI AVERE TUTTO SUBITO SOTTO CONTROLLO e soprattutto NON CADETE NELL’ ERRORE  DI INIBIRLO SGRIDANDOLO illudendovi che il cucciolo capisca cosa gli dite.

Perché il cucciolo si integri nella vostra famiglia e con il vostro stile di vita, le vostre abitudini, i vostri orari, ha bisogno di tempo. Tempo che servirà a conoscerlo ed educarlo ed a gettare le basi del vostro rapporto.

1)INSEGNIAMO AL CUCCIOLO AD ESSERE AUTONOMO.

Dobbiamo diventare per il cucciolo il suo punto di riferimento e questo  lo facciamo attraverso la gestione delle risorse: cibo, gioco, spazio e manipolazioni/coccole, ma dobbiamo anche insegnargli ad essere autonomo da noi.

In un periodo “normale” in cui la quotidianità è scandita da ritmi lavorativi ed impegni personali, è più facile che il cucciolo si abitui a stare da solo, anche solo per il fatto che siamo obbligati a lasciarlo; tralasciando il fatto che questo va fatto in modo graduale e consapevole e non si può dall’oggi al domani “abbandonarlo” per 8 ore, è ancora più importante per i cuccioli che sono abituati alla nostra presenza costante in casa ad avere pause da noi.

E’ risaputo che se il cucciolo gode della presenza di una figura di riferimento , si sentirà più libero di esplorare, ma l’effetto benefico del sapere che esiste una figura di riferimento c’è anche quando non siamo fisicamente presenti e permette al cane di affrontare periodi più o meno lunghi dalla nostra assenza senza difficoltà.

Sapete che il cane misura il tempo attraverso l’odorato, bene iniziamo a lasciarlo quando è tranquillo con un nostro indumento in una stanza per qualche minuto. 

Inizialmente approfittate quando dormono per spostarvi in un altra stanza. Non fate rumore o scatti improvvisi quando vi allontanate. All’inizio basterà solamente cambiare la vostra posizione nella stanza e poi piano piano cambiare stanza.

Abituatelo GRADUALMENTE a trascorrere del tempo da soli. 

Aiutatevi utilizzando MASTICATILI e PISTE DI CIBO in modo da intrattenerlo. E’ fondamentale che il cane non percepisca questo allontanamento come isolamento sociale, ma che abbia l’attenzione su qualche altra cosa che non sia la vostra assenza.

Se cominciano ad agitarsi ed ad abbaiare non vi precipitate da loro, ma appena smettono, parlategli con calma e andate da loro. Provate dopo un pò, magari utilizzando masticabili più appetitosi come ossa polpose crude o orecchie e cartilagini di animale essiccate, fate le piste con polpettine di macinato o altre cose appetitose che vi vengono in mente.

Utilizzate il tempo in modo intelligente: cominciate a lasciarli per pochi minuti e tornate da loro anche se stanno ancora mangiando.

Le cose si fanno con gradualità!

2)DATEGLI DEGLI ORARI E UNA ROUTINE QUOTIDIANA CHE POTRETE MANTENERE ANCHE QUANDO RICOMINCERETE A LAVORARE.

 E non potrete più essere a sua disposizione.

Scandite la loro giornata con abitudini orarie legate ai pasti e alle uscite.

Anche i pisolini sono importanti!!!

Ricordatevi  che i cuccioli, soprattutto quelli taglia grande si stancano molto in fretta in quanto è difficile sostenere tutto il loro peso senza aver ancora una muscolatura sviluppata, per cui  concediamogli momenti di pausa e di noia. Soprattutto nelle ore in cui noi non saremo mai presenti quando usciremo dalla quarantena, abituateli a stare soli e a non dargli stimoli.

3)LE USCITE 

I neo-prorpietari sono, di solito, ossessionati dall’insegnare al cucciolo in pochi giorni a sporcare fuori casa.

La mia risposta, quando frequentano le pappy-class è sempre la stessa, abbiate pazienza e rassegnatevi, a meno che non lo portiate fuori decine di volte al giorno continuerà a farvela in casa.

ORA ABBIAMO IL TEMPO DI FARLO USCIRE OGNI DUE ORE  ed insegnargli fare i bisogni dove vogliamo!

Puntate la sveglia ogni due ore e mezza e portatelo fuori in giardino (se siete fortunati ad averlo), oppure fuori, nell’aiuola  di fronte casa e aspettate…

Se il cucciolo avrà appena mangiato, si sarà appena svegliato, avrà appena finito di giocare, di bere di rosicchiare un ossino, sentirà l’esigenza di fare la pipì e se lo porteremo sempre nello stesso posto capirà facilmente che si tratta del suo “bagno”!

Aiutiamolo quando siamo lì chiedendogli di fare pipì, questo ci servirà quando sarà più grande: quando lo potremmo fuori ma avremo fretta oppure quando farà freddo e vorremmo solo tornare a casa.

Alcuni consigli: 

Non premiate le deiezioni del cane con il cibo, basterà dirgli che è  stato bravo.

Non utilizzate traversine e tappetini igienici: se il nostro obiettivo è  che la faccia fuori, finiremo per confonderlo.

NON PUNITE IL CANE SE LO BECCATE A FARE PIPì IN CASA.

Cercate di avere buon senso e pazienza, alcuni cani capiscono in pochi giorni, altri ci mettono più tempo, ma tutti, se non commette errori, impareranno.

Anche se le limitazioni per prevenire il contagio ci impongono uscite limitate e circoscritte, consiglio a chi ha la fortuna di vivere in campagna o vicino a parchi e posti sicuri, di lasciare liberi i cuccioli.

Passeggiate con loro lasciando che vi seguano senza costrizioni.

Aspettateli quando rimangono indietro e abbassatevi aprendo le braccia e chiamateli dolcemente quando si distraggono in esplorazione e si allontanano troppo.

Mentre per quelli che vivono in città e che non hanno modo di raggiungere luoghi sicuri dove poter lasciare i cuccioli, vi consiglio di sostituire il guinzaglio con una longhina di 5 metri.

Anche se non sarà la stessa cosa che lasciarlo libero, se saputa utilizzare, la longhina darà al cucciolo la possibilità di esplorare l’ambiente circostante senza sentirsi costretto e muovendosi nello spazio con naturalezza, mantenendo la possibilità di seguire il suo fiuto e rispettando le sue distanze che sono diverse dalle nostre.

Inoltre la longhina ci da modo di osservarlo nell’interazione con gli oggetti, le persone e gli altri cani.

4)LA SOCIALIZZAZIONE

Ecco il tasto dolente di questa quarantena!

L’impossibilità di far socializzare i cuccioli con gli altri cani e le persone.

Purtroppo la finestra temporale della socializzazione non è infinita:

È fondamentale che i cani imparino a comportarsi correttamente con i propri simili e con l’uomo nei primi mesi di vita.

Ora tutte le restrizioni imposte non ci permettono di frequentare altre persone ed anche le visite di ospiti e parenti sono pressoché nulle.

Come possiamo fare?

Approfittiamo durante le uscite di darci appuntamento con proprietari di cani adulti ed equilibrati. Troviamo un area dove possiamo lasciarli liberi oppure passeggiamo con loro (manntendo le distanze imposte dal DPCM e indossando la mascherina  non dovremmo correre rischi).

Se non riusciamo a lasciarli utilizziamo la longhina facendo attenzione a non interferire troppo con le dinamiche che si vengono a creare. Siate spettatore dei vostri cani , questo vi aiuterà a conoscerli meglio.

Se, come me avete altri cani in casa, optate comunque almeno in un’uscita singola, il cucciolo ha bisogno di creare la sua identità attraverso le proprie esperienze senza l’aiuto o l’impedimento del vostro cane adulto.

Se il vostro cucciolo mostra già difficoltà ad interagire con le persone questo periodo di isolamento potrebbe essere nocivo.

Alcuni cani infatti, benché non abbiano mai subito violenza, mostrano chiusure e sono incapaci di relazionarsi con le persone, con i cani e con l’ambiente.

Durante la passeggiata, rigorosamente con la longhina fate in modo di trovare un vostro amico o conoscente, adeguatamente istruito:

Andate con il cucciolo nella direzione del vostro amico senza avvicinarvi troppo.Rimanete fermi, il vostro amico guarderà il cucciolo ma non chiederà o imporrà nessun contatto fisico. Sarà il cucciolo a a richiedere le sue attenzioni e coccole se lo vorrà.

Cambiamo sempre persona: donna , uomo, bambini…

5) LE ATTIVITA’

In questi giorni molto”particolari” avere un cucciolo è quasi una fortuna: la loro presenza e la loro compagnia ci aiutano a superare la paura del divenire e la distanza con i nostri amici e familiari.

Grazie a loro possiamo riempire i momenti di noia giocandoci insieme ed insegnandogli nuovi tricks e nuove attività. 

E’ sempre bello ed entusiasmante scrivere su una pagina bianca!

Mai come adesso i momenti trascorsi insieme diventano il nostro passatempo preferito e forse, per alcune realtà, i nostri unici momenti di gioia.

Ma attenzione organizzate le attività possibilmente nei stessi orari, quelli in cui anche in un futuro sarete presenti in casa e potrete continuare con questi giochi.

Se riusciste, sarebbe preferibile svolgere queste attività in una zona della casa ben precisa, e in presenza di un set di stimoli che sia ben chiaro al cane, per esempio svolgendoli su un tappetino di gomma oppure sul pavimento ruvido del terrazzo. Questo è importante soprattutto per alcuni cani che hanno bisogno che le attività di gioco e “lavoro” si svolgano in momenti/luoghi/set ben definiti.

Quali sono le attività che possiamo svolgere? 

Attività cognitive da poter fare in casa: piccoli giochi di attivazione  mentale.

Attività motorie di “palestra in casa”: posizioni di base con e senza uso di target, target mano, figure semplici come twist e passaggio sotto le  gambe.

Attività olfattive : giochi olfattivi e in generale situazioni di stimolo cognitivo come l’apprendimento di nuove abilità o il gioco strutturato.

ATTENZIONE: 

Sul web girano video di cani che fanno cose straordinarie, ma tenete bene a mente che sono frutto di un preciso lavoro di trainer, fatto step by step e non improvvisato.

Non caricatevi di aspettative quando insegnate qualcosa al vostro cane.

Ricordate che le aspettative, se non attese, generano frustrazione e che la frustrazione genera stress e che I NOSTRI CANI SONO COME DELLE SPUGNE PER LO STRESS E TUTTE LE EMOZIONI NEGATIVE.

Utilizzate il vostro buon senso e ricordate la nostra prima regola: DIVERTIMENTO PER ENTRAMBI!

E’ molto importante che la gestione delle risorse sia vostra, soprattutto quella dei giochi: ricordate che siete voi a dare inizio e fine al gioco ed a qualsiasi altra attività.

Quando il cucciolo ha continue richieste chiediamoci se abbiamo veramente soddisfatto i suoi bisogni?

Se non ne siamo sicuri, cerchiamo di capire di cosa ha bisogno.

Non siamo dei robot, usiamo l’empatia!

Se invece ci troviamo di fronte a delle vere e proprie pretese allora non cedete alle continue ed ingiustificate richieste di attenzione o di risorse.

 6) L’EDUCAZIONE

Lo sappiamo tutti, i cuccioli possono farci sorridere e farci arrabbiare in un attimo.

Possono trasformarsi da angioletti tenerissimi a piccoli diavoletti pestiferi sotto ai nostri occhi senza l’aiuto di nessuna magia.

L’educazione di in cucciolo è un processo continuo e delicato  che si conclude quando il cane è adulto e non si esaurisce con l’ apprendimento di  una serie di esercizi da far esibire al cane quando siamo in pubblico o quando sentiamo il compulsivo bisogno di avere tutto sotto controllo.

Partendo da questa premessa, quello che insegno nelle puppy-class, e che credo sia la cosa più importante è che la prima ed unica regola , quando si educa è: conoscere il proprio cane e imparare a comunicare con lui, sapere cosa gli piace e quali comportamenti esibisce per mostrare quando è in difficoltà e come esprime le sue emozioni.

Pretendere l’obbedienza, punendo i comportamenti non piacevoli non solo è controproducente in termini di relazione , ma crea un cane insicuro e frustrato.

Se quando il cucciolo sta compiendo una “marachella”, magari sta rosicchiando il piede del tavolo, o sta rubando cibo dalla tavola, o distruggendo l’ennesimo paio di calzini noi interrompiamo la sua azione sgridandolo o addirittura colpendolo, probabilmente non si fiderà più di noi, in quanto diventiamo un pericolo ai suoi occhi e perderà fiducia anche in se stesso. 

In cani sensibili o nei casi più gravi, sgridare punire continuamente il cane può portarlo ad inibire qualunque comportamento e isolarsi, manifestando apatia e depressione o reazioni aggressive.

Il mio consiglio è premiare i comportamenti desiderabili e ignorare quelli indesiderabili, modificando l’ambiente più che il comportamento.

Un cucciolo non può avere l’esperienza e la capacità di giudizio di manifestare il comportamento più adatto alla situazione, possiamo portarcelo noi.

Un esempio pratico di quello che vi ho appena detto per farvi capire meglio:

MILK E LA TARTARUGA.

Quando Milk, la mia cucciola di 5 mesi di American cocker,  ha scoperto le tartarughe nel terrario, era impensabile che le lasciaste stare lì tranquille.

Infatti una mattina mentre era fuori in giardino mi sono accorta che ne stava rosicchiando una.

Con un incredibile sangue freddo, mi avvicino con cautela, la guardo e le dico tranquilla: “hai trovato un a tartarughina?”

Mi allontano e vado a prendere un masticabile;  in casa ne ho sempre qualcuno.

 In questo caso ho tirato fuori il pezzo da novanta: la trippa verde essiccata. 

Per chi non conosce il prodotto, credetemi sulla fiducia, è una cosa puzzolentissima: si tratta dell’omento di bue essiccato e piace tantissimo a tutti i cani.

Mi sono messa a terra e ho comiciato a far finta di mangiarla, attirando la sua attenzione.

A quel punto ho mollato la trippa e senza farmene accorgere, sono andata a salvare la povera tartarughina che ne è uscita indenne, per fortuna.

Ho posizionato il terrario in modo che lei non possa arrivarci: ho lavorato sull’ambiente.

Quando sarà più grande ed avrà la capacità di capire ed accettare una chiusura, allora se ne riparlerà. 

Nel frattempo può darsi che le tartarughe non saranno più così interessanti per lei e quindi un problema per me.

Lasciate al cucciolo i propri spazi e dategli la possibilità di fare esperienze, se non sta facendo qualcosa che potrebbe metterlo in pericolo sorvegliatelo con discrezione non intervenite sempre!